pileUpTown (02)

Novembre 21, 2008

ecco altre immagini di pileUpTown…spero vi piacciano…


pileUpTown

Novembre 18, 2008

quello che voglio proporvi oggi è un lavoro realizzato insieme alla mia “collega” Claudia Mammucari per il nostro esame di Estetica del prof. Quici. La parte progettuale dell’esame consisteva nel realizzare un ipotesi di citta’ futura ricollegandosi a degli spunti, correnti o filosofie estetiche affrontate durante il corso. Di seguito vi ho fatto una breve sintesi del concept.

Concept

Pil Up Town è una città virtuale che nasce dalla sperimentazione legata al tentativo di associare ad un urbano generico i criteri di un estetica articolata e basata sul RIUTILIZZO DEI MATERIALI.
Questo tentativo progettuale vede nascere il suo concept dall’analisi dell’ esperienza artistica del francese Arman (Armand Fernandez, massimo esponente del Nouveau Réalisme), la cui opera è caratterizzata da un nuovo modo di osservare gli oggetti “inutilizzati”, ma recanti tracce dell’uomo, convertiti nel linguaggio semplice del “consumatore”, facendo in questo modo la sintesi di tutte le procedure sull’oggetto (accumulazione, frammentazione, emersione), arrivando quindi alla sintesi della sintesi.
Il lavoro di realizzazione di Pil Up Town ( P.U.T.) non si fonda però solo sul lavoro del grande “pittore che fa della scultura”, ma anche sulla concezione comunicativa del gruppo di architetti newyorchesi “Site”, la quale ha reso possibile ampliare e completare la dialettica progettuale, soprattutto per quanto riguarda spazialità e, appunto, comunicatività degli elementi architettonici della città stessa. Si modella così P.U.T., caratterizzata da elementi, tanto edifici quanto oggetti di uso comune e utilità generica, con una vera e propria pelle nuova, una pelle che è effetto di un mutamento di sensibilità e percezione a trecentosessanta gradi. Per la sua struttura si può così definire Pil Up Town una città in grado di ospitare al suo interno spunti artistici e architettonici variegati, di offrire nuove possibilità comunicative, e infine di reinterpretare in più chiavi di lettura materia e oggetti.

Citando Arman: “mille contagocce sono molto più contagocce di un solo contagocce.”